L'ULTIMA BATTAGLIA DEL GENERALE CUSTER

vista da Due Luna (capo Cheyenne che vi prese parte)

Quando raggiungemmo la bassa cima ricoperta di pini, e guardammo nella valle calda e secca, Voce di Lupo, il mio interprete Cheyenne, indicò una piccola capanna fatta di tronchi d'albero, verso la verde fila di ontani lungo cui scorreva il Rosebud, e disse: «La sua casa. Due Luna».

Avvicinandoci, giungemmo a una strana biforcazione sulla strada. Il sentiero sinistro costeggiava un angolo di un recinto metallico, il destro portava in un campo. Ci avviammo a sinistra, ma vedendo un uomo che sventolava una coperta sulla porta della capann, andammo a destra. Avvicinandoci vedemmo Due Luna che stendeva delle coperte nella penombra della bassa capanna. Alcuni giovani Cheyenne stavano arrotando un falcetto. Un paio di bambini giocavano intorno alla piccola stalla di tronchi. Il cortile e le costruzioni erano simili a quelle di un colono bianco sulla terra nuova e arida.

Quando smontammo alla porta della capanna, Due Luna uscì e ci tese la mano. «Come va?», disse con un tono amichevole e prolungato di benvenuto. ci fece cenno di sedere sulle coperte che aveva steso per noi vedendoci arrivare. Niente poteva superare la dignità e la sincerità della sua accoglienza. Mentre ci sedevamo, egli portò del tabacco e una pipa. Era un vecchio alto, con una carnagione bella e chiara, dal torace largo, e di portamento eretto e marziale. Il suo viso sorridente era largo e benevolo, e i suoi modi cortesi e virili. Mentre trinciava il suo tabacco, Voce di Lupo tradussi per lui i miei desideri.

Io dissi: «Due Luna, sono venuto per sentire la tua storia della battaglia di Custer, perché mi dicono che allora tu eri un capo. Dopo che mi avrai raccontato la storia, voglio farti alcune fotografie. Voglio che tu faccia dei sengali con una coperta come facevano i grandi capi in battaglia». Voce di Lupo glielo tradusse, riferendogli anche un messagli degli agenti, e a ogni pausa, Due Luna mormorava, manifestando la sua comprensione con voce grave.

-Ai, A-Ah, Hau, questi suoni vengono comunemente chiamati grugniti, ma erano emissioni di respiro basse, lunghe, molto espressive. Poi ci fu un lungo silenzio. Il vecchio rifletteva. Ci volle tempo per riandare dal silenzio della calda valla, l'ombra della piccola capann, e il recinto metallico del suo pascolo, fino ai giorni della sua gioventù.

Quando cominciò a parlare, fu con grande determinazione. A ogni minuto che passava il suo viso si faceva sempre più grave e gli occhi sempre più introspettivi.

«Due Luna non ama parlare dei giorni della guerra, ma poiché tu devi scrivere un libro, e l'agente dice che tu sei un amico di Grinnell [George Bird Grinnell, che gli Cheyenne, i Piedi Neri e i Gros Ventre (dal francese: grosso ventre) amavano e onoravano], te ne parlerò.

Ti dirò la verità. è stato molto tempo fa, e le mie parole non giungono veloci. Quella primavera [1876] ero accampato sul fiume Powder con cinquanta tende della mia gente, gli Cheyenne. Il luogo è vicino a dove sorge ora il forte McKinney. Una mattina i soldati attaccarono il mio accampamento. Erano comandati da Tre Dita [colonnello McKenzie]. Fummo colti di sorpresa e dispersi e abbandonammo i nostri pony. I soldati rubarono tutti i nostri cavalli. Quella notte i soldati dormivano, e avevano lasciato i cavalli da una parte; così noi strisciammo fino a quel luogo, li rubammo di nuovo e poi ce ne andammo.

Viaggiammo a lungo, e un giorno ci imbattemmo in una grande accampamento Sioux a Charcoal Butte. Ci accampammo con loro, e ce la passammo bene, c'era molta erba, molto da divertirsi, e acqua buona. Cavallo Pazzo era il capo dell'accampamento. Toro Seduto era accampato poco più sotto, sul fiume Little Missouri. Cavallo Pazzo mi disse: "Sono felice che tu sia venuto. Combatteremo di nuovo l'uomo bianco". Il campo Cheyenne era pieno di donne, uomini e bambini feriti. Io dissi a Cavallo Pazzo: "Va bene, sono pronto a combattere. Ho già combattuto. La mia gente è stata uccisa, i cavalli rubati; sono contento di combattere"».

Qui il vecchio si fermò un momento, e il suo viso assunse un'espressione nobile e triste. «A quei tempi credevo che il Grande Spirito avesse creato i Sioux, e li avesse messi lì - tracciò un cerchio a destra - e l'uomo bianco e gli Cheyenne qui - indicando due punti a sinistra - perchè, combattessero tra loro. Pensavo che al Grande Sprito piacesse veder combattere; per loro era del tutto simile a un gioco. La pensavano così allora, sul combattere».

Dicendo così, mi fece sentire per un attimo il potere di un dio sardonico il cui spettacolo preferito erano le guerra degli uomini.

«Verso maggio, quando l'erba è alta e i cavalli forti, smontammo il campo e iniziammo ad attraversare il paese verso l'imbocco del fiume Tongue. Poi, con Toro Seduto e Cavallo Pazzo e tutti gli altri andammo sul Rosebud, dove ci fu una grande battaglia con il generale Crook, che sterminammo. Furono uccisi molti soldati e pochi indiani. Fu una grande battaglia, con molto fumo e polvere. Da lì superammo tutti lo spartiacque e ci accampammo nella valle del Little Big Horn. Pensavamo tutti: "Ora siamo fuori dal paese dell'uomo bianco. Lui può vivere lì, e noi possiamo vivere qui". Dopo pochi giorni, quando ero accampato a nord di Toro Seduto, un mattino venne un messaggero Sioux e disse: "Dipingetevi tutti, fate da mangiare e preparatevi per una grande danza". Gli Cheyenne allora fecero da mangiare, trinciarono il tabacco e si prepararono.

Pensavamo che avremmo ballato tutto il giorno. Eravamo molto contenti di pensare che eravamo lontani dall'uomo bianco. Io andai a lavare i miei cavalli al fiume, e li ripulii con l'acqua fresca, poi mi lavai io stesso. Tornai all'accampamento a piedi. Quando giunsi vicino allla mia tena, guadai il Little Big Horn, verso l'accampamento di Toro Seduto. Vidi della polvere che si alzava. Era come una tromba d'aria. Presto dei cavalieri Sioux giunsero nel campo al galoppo gridando: "Vengono i soldati! Moltissimi soldati bianchi". Io corsi nella mia tenda, e dissi a mio cognato: "Prendi i tuoi cavalli. Arriva l'uomo bianco. Tutti corrano a prendere i loro cavalli".

Fuori, lontano nella valle, udii un grido di battaglia, Hay-ay, hay-ay! Udii anche sparare, così [batté le mani velocemente]. Non si vedevano indiani, erano tutti andati a prendere i cavalli e le selle. Dopo che ebbi preso il mio cavallo, venne un guerriero Sioux e diss: "Arrivano molti soldati". Poi disse alle donne: "Toglietevi di mezzo, avremo una dura battaglia". Io dissi: "Va bene, sono pronto". Montai a cavallo e uscii dall'accampamento. Gridavo alla gente che correva da tutte le parti: "Sono Due Luna, il vostro capo. Non scappate, rimanete a combattere l'uomo bianco. Io rimarrò anche se sarà per essere ucciso".

Cavalcai veloce verso l'accampamento di Toro Seduto. Qui vidi i soldati che combattevano in linea [gli uomini del maggiore Marcus Reno]. Gli indiani ricoprivano la pianura. C'era un grande ammasso di gente. Sioux, soldati, poi ancora Sioux e tutti sparavano. L'aria era piena di fumo e di polvere. Vedevo i soldati cadere nel fiume come bufali che scappano. Non avevano il tempo di attraversare. I Sioux li inseguirono slle colline, dove trovarono ancora più soldati nei carri, poi vennero dei messaggeri dicendo che altri soldati giungevano per uccidere le donne e i Sioux tornarono indietro. Il capo Fiele combatteva in quel luogo e anche Cavallo Pazzo. Allora tornai all'accampamento e fermai le squaw che stavano portando via le tende e il resto. Vidi delle bandiere che venivano dalle colline verso est, così [alzò le cinque dita]. Poi i soldati si lanciarono all'improvviso, tutti a cavallo, così [teneva le dita una dietro l'altra, per indicare che Custer e i suoi uomini apparirono marciando in colonne di quattro]. Si divisero in tre squadroni, con poco spazio tra l'uno e l'altro. Poi suonò una tromba e tutti scesero dai cavalli. Alcuni soldati li riportarono indietro sulla collina. Poi i Sioux salirono sul crinale da tutte le parti, cavalcando molto veloci. Gli cheyenne salirono sulla sinistra. Il fuoro era molto serrato. Pop-pop-pop, molto veloce. Alcuni soldati si misero in ginocchio, altri rimasero in piedi. Gli ufficiali erano tutti in prima fila. Il fumo era coem una grande nuvola e dovunque andavano i Sioux la polvere si alzava come fumo. Li circondammo completamente, girando vorticosmente come l'acqua attorno al masso. Sparavamo, cavalcavamo veloci, sparavamo ancora. I soldati cadevano, e i cavalli cadevano su di loro. I soldati erano tutti in riga, tranne uno che andava su e giù per la linea, urlando continuamente. Montava un sauro col muse e le zampe anteriori bianche. Non so chi fosse. Era un uomo coraggioso.

Gli indiani continuavano a girare intorno sempre più veloci, e i soldati ne uccidevano pochi. Molti soldati cadevano. Alla fine erano rimasti vivi solo cinque cavalli. Ogni tanto qualcuno cercava di scappare verso il fiume, ma veniva sempre colpito. Alla fine c'erano circa cento uomini e cinque cavalieri tutti ammucchiati sulla collina. Per tutto il tempo il trombettiere continuò a suonare gli ordini. Era molto coraggioso anche lui. Poi un capo fu ucciso. Mi dissero che era Capelli Lunghi (nome indiano dato a Custer), non lo so di preciso; e poi i cinque cavalieri e il gurppo di uomini, non dovevano essere più di quaranta, si avviarono verso il fiume. Li guidava l'uomo sul sauro, che gridava sempre. [L'identità di quest'uomo non è stata accertata. Forse era un esploratore]. Aveva una giacca di pelle di daino, e aveva lunghi capelli neri e i baffi. Combatteva accanitamente con un grande coltello. I suoi uomini erano tutti coperti di polvere bianca. Non riuscivo a capire se fossero ufficiali o no. Un uomo tutto solo corse lungo il fiume, poi su per la collina. Pensavo che cercasse di scappare, ma poi un Sioux sparò e lo colpì in testa. Era l'ultimo. Aveva dei galloni sul braccio [forse era il sergente Butler]. Ora tutti i soldati erano stati uccisi, e i corpi furono denudati, dopodiché nessuno avrebbe potuto distinguere quali fossero gli ufficiali.

I corpi furono lasciati dove giacevano. Non ci furono danze quella notte. Eravamo molto addolorati. Il giorno dopo io, quattro capi Lakota e due Cheyenne tornammo sul campo di battaglia per contare i morti. Un uomo portava un piccolo fascio di rametti. Quando arrivavamo a un morto, prendevamo un rametto e lo davamo ad un altro, così li contavamo. Erano trecentoottantotto (388). C'erano trentanove Sioux e sette Cheyenne uccisi e circa un centinaio i feriti.

Alcuni soldati erano stati tagliati a pezzi con i coltelli, per essere sicuri che fossero morti, e le donne ne avevano mutilati alcuni. La maggior parte furono lasciati dove erano caduti. Andammo dall'uomo con i grandi baffi; giaceva ai piedi della collina verso il fiume. Gli indiani non presero la sua giacca di pelle di daino. I Sioux dissero: "Questo è un grande capo. è Capelli Lunghi". Non lo so, non lo avevo mai visto prima. L'uomo sul cavallo dal muso bianco era il più coraggioso di tutti. Quel giorno, menter il sole calava, i nostri giovani giunsero velocemente dal Little Big Horn. Molti bianchi stavano arrivando in una grande barca, e quando andammo a guardare vedemmo il fumo che saliva. Radunai la mia gente, e ci affrettammo lungo il Little Big Horn, fino alla valle Rotten Grass. Ci accampammo lì per tre giorni, e poi tornammo indietro lungo la nostra vecchia pista verso est. Toro Seduto tornò al fiume Rosebud e poi allao Yellowstone, e ancora più a nord. Non lo vidi mai più.»

Il veccio si fermò e riempì la pipa. La sua storia era finita. La sua mente tornava alla sua povera gente, su quella terra nuda dove la pioggia non cade quasi mai.

«Questo fu molto tempo fa. Sono vecchio ora, e le mie idee sono cambiate. Preferirei vedere la mia gente vivere in case vere, cantare e danzare. Tu mi hai parlato di battaglie, e io ti ho parlato di un tempo lontano. Tutto questo è passato. Ora io penso ad altre cose. Primo, che la nostra riserva verrà recintata e i coloni bianchi rimarranno fuori e i nostri giovani dentro. Allora non ci saranno più guai. Secondo, voglio vedere la mia gente allevare il bestiame e fare il burro. Infine, voglio vedere la mia gente andare a scuola e imparare a vivere come l'uomo bianco. Questo è tutto»

Tratto da Dizionario degli indiani d'America, R. D'Aniello


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